Tuttosport – Vialli: “Segna Marchisio. Spero che sia Claudio a firmare il gol vittoria: ha il midollo bianconero”

0

[su_slider source=”media: 3885,3884″ link=”attachment” width=”662″ height=”980″ title=”no”]

Gianluca Vialli ha rilasciato una lunga intervista a Tuttosport, ecco le sue parole riportate dal sito Tuttosport.com: “Non è solo un modo di dire, ripensando al 2006. A Berlino il Barcellona ha giocato pochissimo. Invece noi italiani abbiamo ancora un ricordo vivo, caldissimo, dei Mondiali. E nella Juve ci sono giocatori che c’erano, 9 anni fa a Berlino. E questo, psicologicamente aiuta tantissimo. Sono convinto che quando Buffon, Pirlo e Barzagli torneranno lì, si sentiranno immediatamente a loro agio, perché si ritroveranno un po’ a…casa. E questo clima di fiducia è sempre contagioso, in uno spogliatoio. Nel calcio la testa fa scherzi strani. E’ un vantaggio tutto ciò per i bianconeri. Per il Barça, invece, Berlino rappresenterà un palcoscenico più freddo, asettico. Psicologicamente incide”. L’ex attaccante bianconero si augura che sia un giocatore in particolare a far gol. “Mi piacerebbe che capitasse a Marchisio. Perché Claudio è nato nel vivaio della Juve, ha conosciuto anche il pane duro della B, è bianconero fin nel midollo. E’ un leader, seppur silenzioso”. Poi ritorna con la mente alla notte immediatamente prima a quella della finale con l’Ajax. “Il nemico numero uno è l’ansia, perché può farti ballare le ginocchia, influisce negativamente si muscoli, la tensione te li blocca. L’importante sarà arrivare a Berlino leggeri, ma anche carichi come leoni. Assatanati. Spietati. Ma pure calmi, lucidi, fiduciosi. Per me, nel ’96, non fu una notte bella. Per la tensione. Sapevo che sarebbe stata la mia ultima partita nella Juve. E che forse occasioni così non ne avrei più avute. Però poi in campo abbiamo giocato tutti in quel modo straordinario, contro l’Ajax. I giocatori della Juve, i più giovani, quelli che hanno meno esperienza, non devono preoccuparsi se le notte prima dormiranno poco. Tanto poi l’adrenalina fa miracoli. Ho rivisto poco tempo fa la nostra partita in tv. E mi sono stupito per il ritmo. Per l’intensità che abbiamo avuto per 120 minuti: assolutamente spaventosa”. Il viaggio nei ricordi continua e si sofferma sui “famosi” rigori finali contro l’Ajax. “Ci ha pensato Jugovic a chiudere il conto. Io mi ero candidato per battere il sesto, nel caso. Quello decisivo, sulla carta. A Roma avevo già sbagliato già sbagliato un rigore contro gli Usa ai Mondiali del 1990, e un’altra volta dal dischetto contro i giallorossi mi ero rotto un piede. Insomma, non avevo sensazioni molto positive…Lippi ci chiese chi se la sentisse. Ferrara, Pessotto, Padovano, Jugovic erano carichi a pallettoni. Ma non solo loro. Quando vai ai rigori in una finale del genere, l’allenatore sa bene chi possono essere i rigoristi, ma prima di decidere deve sempre andare a chiedere la loro opinione. E lì, in quel momento, capisci tante cose. Capisci se puoi vincere, o se è più facile perdere. Io, per esempio, a Roma ero convinto che alla fine avremmo vinto la Coppa, perché era tutta una corsa a tirarli, i rigori, a parte qualche eccezione…”. Dal passato…a Messi. “Mi fa venire alla mente Maradona. In un Barcellona non arrogante, Messi quest’anno sta facendo qualcosa di straordinario per davvero. Nello scorso biennio l’avevo un po’ criticato, perché lo vedevo troppo egoista. Non notavo l’atteggiamento giusto in lui: l’atteggiamento necessario, anche se sei il più forte al mondo. Da gennaio ho cominciato a rivedere un giocatore aggressivo, continuo e generoso. Molto combattivo, oltreché dotato di una classe dorata. Proprio com’era Maradona. Efficace, determinato. Da mesi sta facendo cose fantastiche, ha alzato di nuovo il livello delle sue prestazioni. E’ veramente il Maradona del terzo millennio. E gli ho visto recuperare più palloni negli ultimi 4 mesi che nei 4 anni precedenti”. C’è chi paragona Vialli a Tevez. “Sono giudizi che fanno sempre piacere. Io, come Carlos, ho sempre creduto che il gioco difensivo di una squadra fosse determinato più dall’atteggiamento degli attaccanti che dei marcatori. Così come la fase offensiva è condizionata in modo decisivo dalla capacità che hanno i difensori di salire, quando hai la palla, e di partecipare alla costruzione del gioco. Il cuore di questa Juve è gigantesco. E tra Tevez, Morata, Pirlo e gli inserimenti a sorpresa dei vari Vidal, Pogba, Marchisio, sono molte e diverse le opportunità per colpire. Ci si può credere- So deve credere, soprattutto”. E per chiudere un ultimo consiglio. “L’ultima frase tocca ai calciatori, non al tecnico. Di solito è sempre così. Ogni squadra ha il suo mantra da recitare, pochi istanti prima di entrare in campo. Allegri avrà già ripetuto ai suoi in questi giorni di lottare fino alla fine, come dice anche il motto della Juve, e non avrà bisogno di tante frasi ad effetto, quando sarà nel ventre di Berlino. Non mi ridurrei all’ultimo minuto per cercare di dare una scossa alla squadra. Queste cose succedono nei film americani, legati allo sport. Nel calcio, no. Volendo, Allegri a Berlino potrà essere anche banale, a parole, con i giocatori. Tanto, tutto sta già bollendo da giorni nel cuore di ognuno”. “In tutta onestà, ti rendi davvero conto dell’importanza di aver alzato la Champions. Da capitano, davanti a uno stadio pieno di tifosi, soprattutto col passare del tempo. E tutto ciò ti fa diventare immortale, ti lascia questa sensazione impareggiabile. Me ne rendo conto quando incontro i tifosi per strada. Mi ripetono: “Io c’ero a Roma, ero al tuo fianco dagli spalti”. Oppure mi presentano ai loro figli, dicendo: “Ecco il nostro eroe”. E’ molto gratificante. E allora vorresti che durasse per sempre”. Una sorta di record destinato prima o poi a cadere, magari proprio sabato. “Infatti spero che qualcuno la alzi di nuovo. E al più presto. E diventi anche lui immortale. Per cui, se deve succedere, è meglio che succeda ora, visto che il capitano è Buffon. Così nella hall of fame della Juve la mia foto che alzo la Coppa finirà in mezzo a quella di Scirea e Gigi. Tra Van Gogh e Picasso, anche il tuo quadretto umile acquisterebbe una certa importanza…Sarebbe molto bello se fosse Buffon a togliermi questo privilegio, l’onore di essere l’ultimo capitano ad aver alzato la Champions. Anche perché potrebbe andarmi peggio se passassero altri anni, non vorrei che un giorno toccasse a Chiellini…”. Le chance della Juve di vincere. “Percentuali non ne do. Non ha senso. Certo la Juve non è favorita. Secondo Lippi, questo Barcellona è la squadra più forte della storia. Ma le squadre italiane sono le uniche in grado di sorprendere e di abbattere i pronostici più scontati. Noi italiani abbiamo moltissimi limiti, però…porca miseria…certe cose le sappiamo fare alla grande! Soffrire. Sorprendere i più forti col cinismo e l’umiltà. Ho fiducia. In una gara secca può succedere pure che la Juve giochi benissimo e loro malissimo. Suarez, Messi e Neymar hanno solo una partita per poterti fare male. Meglio così perché due gare di seguito non le sbagliano mai. Mi viene in mente il celebre incontro di pugilato del 1974 tra George Foreman e Muhammad Alì. La Juve, come Muhammad Alì, che non era favorito ma vinse, deve già mettere in conto che prenderà tanti cazzotti. Ma proprio come lui, dovrà trovare sempre il modo di ripartire, di attaccare. Creare dubbi, incertezze nel Barça sarà fondamentale, dal punto di vista psicologico”. Vialli per un attimo indossa tuta e scarpini e ritorna allenatore. “Ci saranno 4 giocatori in particolare che avranno dei compiti decisivi. Lichtsteiner, Evra, Buffon e Pirlo. Mi spiego. Buffon deve fare i miracoli, magari aiutandosi anche con i pali e le traverse. Sarà sotto pressione dall’inizio alla fine. Ci aspettiamo che pari anche le mosche, come sovente sa fare. Evra e Lichtsteiner avranno spesso davanti a loro Messi e Neymar. Dovranno cercare di limitarli il più possibile, evitando che i due centrali…e speriamo che Chiellini recuperi…debbano uscire troppo spesso a raddoppiare, lasciando l’area di rigore nelle mani di Suarez. Se sulle fasce la Juve riuscirà a contenere quei due fenomeni, i pericoli si ridurranno e non subirai una pressione pazzesca, quasi…infinita. La parola d’ordine è compattezza. La Juve deve essere il più possibile corta e compatta. Ho visto squadre che hanno voluto fare i coraggiosi: pressando ali i blaugrana, per metterli in difficoltà nel giro palla. E hanno fatto tutti una brutta fine. Il coraggio devi averlo soprattutto quando recuperi palla. Puoi farlo giocando anche bassi. Ma poi devi ripartire subito all’attacco per fargli male”. Non solo le fasce e i due centrali, servirà anche l’apporto del centrocampo. “Infatti a Pogba, Marchisio e Vidal direi di essere sempre pronti a raddoppiare, a dare una mano agli esterni. Vidal deve tornare a giocare in linea, quando il Barcellona ha la palla. Cioè sulla linea della mediana, non da trequartista. Così, con Pirlo, la Juve avrà 4 centrocampisti veri nella fase difensiva. E a Morata chiederei ripiegamenti continui, sui loro portatori di palla. Oppure in particolare dalle parti di Dani Alves, visto quanto spinge. E’ un’altra chiave del match”. La fase difensiva quindi sarà decisiva. “Viene prima di tutto, in una partita come questa contro Messi e compagnia. Contro Rakitic, Busquets e Iniesta andrà benissimo Vidal, Marchisio e Pogba faranno zero a zero. Si affrontano i due migliori centrocampi del mondo Ma se nel 3 contro 3 la Juve non soccomberà, allora automaticamente potrà contare su un Pirlo un po’ più libero, un po’ meno sotto pressione. Se fossi io l’allenatore, cercherei di mettere Andrea nelle migliori condizioni per rendere il più possibile. Facendolo respirare, cioè. Da lui vorrei quelle aperture che sa fare anche a occhi chiusi, in particolare quel lancio lungo che è solito disegnare sopra la testa dei due centrali difensivi. Per gli scatti di Morata e Tevez. Che devono essere bravi a inserirsi in avanti all’improvviso, scambiandosi di continuo di posto. Uno viene verso la palla, l’altro scatta verso il portiere. Pirlo è geniale nel lanciare di prima di interno destro o sinistro, non appena ricevuto il pallone dalle fasce. Vede in anticipo dei corridoi come nessun altro. Ecco perché i tre mediani della Juve devono creare i presupposti tattici per liberarlo. In difesa il Barcellona qualcosa concede sempre. Io li ammiro tantissimo i catalani. Fanno il gioco che mi piace di più, anche rispetto al Real, perché hanno trovato una chimica perfetta. Non sono leziosi, eppure sono dei fenomeni. Sono concreti, giocano a un ritmo pazzesco, anche se possiedono una classe speciale. Luis Enrique ha tanti meriti, perché è riuscito a far coesistere quei tre là davanti senza gelosie, senza invidie. E creando un equilibrio perfetto, tatticamente, pur avendo a centrocampo tre giocatori dalle spiccate vocazioni offensive. Mica dei Gattuso, per intenderci”. Tanti meriti per Luis Enrique e Max Allegri, all’inizio della loro avventura furono criticati tantissimo. “Capita a tutti i grandi allenatori. Penso anche al primo Lippi, al primo Guardiola. Santoni si diventa dopo. Allegri, però sa che il Barcellona dietro non è perfetto. E questa Juve come collettivo ha persino qualcosa in più di quella dei miei tempi. Quanto a umiltà, spirito di sacrificio, sono straordinari i giocatori di Allegri. Hanno questa capacità eccelsa di elevare la qualità dei singoli, muovendosi come un gruppo unito, come un’unica mano, un pugno solo”. A dare il là è stato Antonio Conte. “Assolutamente sì. Se quest’anno la Juve ha fatto così bene, meriti grandissimi hanno i giocatori, la società e Allegri. Ma anche Antonio, che aveva creato le fondamenta, gettato i semi e aperto il ciclo. Dopo quello che è successo la scorsa estate, la bravura della società è stata quella di non scegliere un clone di Conte, ma un tecnico più…calmo, molto differente. La diversità di Allegri, dopo i 3 anni di Antonio, è diventata una ricchezza, un valore aggiunto”. Tanto lavoro anche per Tevez e Morata. “Devono sapere che è una finale da giocare alla morte. Quindi bisogna innanzitutto correre. Devono ricordarsi che i rifornimenti non potranno essere quelli del campionato. Dovranno saper soffrire senza mai perdere la calma. Occasioni da gol la Juve ne avrà di sicuro, anche se magari non molto numerose, per cui sarà tutta una questione di lucidità. E pure di fortuna. Morata e Tevez dovranno sicuramente fare tanto lavoro sporco. Il classico gioco all’italiana, riveduto e corretto nel terzo millennio, è una delle armi che ha la Juve. Mai abbassare la testa. Dare tutto fino alla fine. E poi, come dicevo prima, insinuare nel Barça il dubbio supremo. Sì, loro saranno sicuramente più forti, ma quando avrai la palla tu, il Barcellona dovrà avere il timore di essere preso d’infilata. Altrimenti, non la fermi la marea blaugrana. Puoi anche incassare un gol, è chiaro. L’importante è non farsi prendere dallo scoramento. Credere che puoi sempre recuperare. Il Barcellona deve pensare, in campo: “Con questi qui della Juve non si scherza”. E allora ripiegheranno anche loro”.

Potrebbe piacerti anche Altri di autore

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.