Tuttosport – Pirlo: «Se alzo la Coppa vado all’estero»

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Andrea Pirlo ha rilasciato un’intervista al quotidiano sportivo Tuttosport, ecco le sue dichiarazioni riportate dal sito Tuttosport.com:

Buongiorno Pirlo, c’è un’immagine di lei commosso sul prato di Marassi. Al quarto scudetto gli è scappata la lacrimuccia? «Veramente avevo preso una botta in faccia nell’ultima azione: un male cane. Commozione? Sì, ma cerebrale… Scherzi a parte spero di commuovermi davvero fra qualche giorno».

Quante possibilità crede che abbia la Juventus? «Cinquanta. Le stesse del Real Madrid: siamo arrivati alle semifinali, non ci possono essere dei favoriti. Siamo arrivati fin qui meritandocelo, quindi nessuna paura. Ce la giochiamo alla pari».

Sarà emozionato? «Emozione no…. Tanta voglia di giocare questa partita. Ci sarà un po’ di emozione forse prima della partita. Ma sarà questione di pochi momenti, solo campo scomparirà: lì non esiste più nulla».

Crede che la Juventus possa vincere la Champions? «Abbiamo conquistato con merito questa semifinale. Adesso dobbiamo provare a conquistare la finale. Le avversarie sono abituate e hanno grandi giocatori, ma noi abbiamo grande convinzione. L’Atletico, l’anno scorso, ha sfiorato la vittoria. Noi possiamo provare a ripetere quell’impresa, magari riuscendo ad alzare la coppa. Se finisse così sarebbe il coronamento di un sogno per me e per tutti».

Il coronamento che potrebbe spingerla a smettere? «Forse in Italia sì, ma prima di fare certi discorsi vinciamola però».

Intende dire che se vincesse la Champions con la Juventus lascerebbe il club? «Sì, però non per rimanere in Italia. Andrei all’estero perché ho ancora voglia di giocare. Ma ribadisco, solo se dovessimo vincere la Champions… e adesso la Champions non l’abbiamo vinta».

Se ne è andato dal Milan per «non correre il rischio di morire di noia», alla Juventus cosa ha trovato per restare… vivo? «Altre motivazioni. Dopo dieci anni in una squadra nella quale avevo vinto tutto, ne ho trovato una che aveva i miei stessi obiettivi. Ci siamo trovati perfettamente, condivendo la stessa filosofia».

Adesso incontrerà Carlo Ancelotti: pensieri e sensazioni? «Ancelotti per me è stato come un padre. Abbiamo trascorso tanti anni insieme e, oltretutto, ha cambiato il mio ruolo assegnandomi quello che è ancora mio. Abbiamo condiviso tante vittorie e tanti momenti importanti. Sarà sempre importantissimo per me».

Crede che Ancelotti studierà una marcatura particolare per bloccarla? «Non lo so… Spero di giocare un po’ libero. Ma in ogni caso sono abituato. E’ da dieci anni che gioco con un uomo attaccato».

Madrid l’anno scorso le ha dedicato una standing ovation: è emozionato all’idea di tornare al Bernabeu? «Essere applauditi da una stadio così importante è una sensazione meravigliosa. Adesso spero che sia tutta la Juventus a uscire dallo stadio fra gli applausi come lo sono stato io l’anno scorso».

Nella sua esperienza, come si affronta una sfida di questo genere? «Bisogna sempre tenere presente che si tratta di due partite, che bisogna giocarla sui 180 minuti. La prima a Torino sarà fondamentale, ma non dobbiamo perdere concentrazione. Abbiamo dei giocatori intelligenti e sono sicuro che saremo in grado di fare quello che abbiamo sempre fatto.Dobbiamo essere accorti, ma nello stesso tempo spavaldi: non abbiamo niente da perdere e abbiamo un sogno da realizzare. Giochiamoci la partita come sempre, tenendo sempre ben presente che c’è una gara di ritorno».

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