Tuttosport – Juve, è Tevez l’incubo di Madrid

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Foto IPP/Alberto Sabattini
Foto IPP/Alberto Sabattini

Secondo l’edizione odierna di Tuttosport il giocatore della Juve più temuto da Carlo Ancelotti in vista della sfida di ritorno di Mercoledì a Madrid è Carlitos Tevez.
L’eroe dei due mondi si è trasformato in scrivano, dopo aver esercitato da chirurgo. D’altra parte i suoi connazionali lo avevano sgamato per primi, leggendogli il labiale al momento della sostituzione contro il Real. «Cagòn de puto!», e qualcosa del genere. Dedicato ad Allegri. Diciamo che Tevez gli ha dato del cacasotto con un uccello di contorno. Ma l’Apache è fatto così, dai. La società ha fatto quadrato attorno all’allenatore, ma ha disegnato anche un rettangolo: per tenere l’Apache all’interno del campo. E così dalla sede bianconera, il giorno dopo, inviano messaggi fin mielosi. Per la serie: massì, può capitare, Tevez voleva segnare il 3 a 1, era in trance agonistica, va compreso, durante una partita si dicono tante cose ma poi tutto finisce lì, la tensione era altissima, Carlos non vuole mollare mai… Eccetera eccetera, ad abundantiam.

COME IN UN RODEO – D’altra parte: tutto chiarito, una stretta di mano e si va avanti alla grande, non c’è neanche la necessità di valutare una multa, spiegano sempre dalla Juve, dove tutti portano in spalla gli estintori. In effetti bisogna anche saper distinguere. Non è stato lo sbocco di rabbia di Tevez un’escrescenza dialettica in stile Cassano, per dirne uno. Di sicuro ci teneva. Aveva toccato con mano, oltreché con i piedi, quanto la difesa del Real andasse per merenda, quando partiva lui. E poi l’Apache ha la vista lunga. Il 2 a 1 è un piedistallo traballante: ci stai sopra, vedi tutto il mondo da un’altezza differente, devi abbassare lo sguardo per scorgere gli sconfitti, ma con il ritorno da giocare al Bernabeu non sarà mica un giochetto mantenere l’equilibrio. Come restare in groppa a un toro schiumante furia, in un rodeo. Ha detto Vidal, casualmente salito su vette dialettiche di alta filosofia quanto alla teoria della relatività applicata alle semifinali di Champions: «Adesso abbiamo il 60% di chance di passare, ma non possiamo considerarci favoriti». Ecco, anche questo frullava per la testa dell’Apache, l’altra sera. Lui inseguiva il 3, mentre Allegri a 4’ dalla fine (più recupero…) prenotava la blindatura della vittoria, arretrando un altro po’ il baricentro della Juve. Cioè scaricando sull’erba Pereyra, jolly per tutti gli usi, sia in mediana sia nelle ripartenze. Di qui la scelta, e il cambio connesso. Nonché il travaso di bile di Tevez, che gli ha urlato quelle imprecazioni nelle orecchie, mentre Allegri cercava di calmarlo, abbracciandolo. Ma si diceva dello scrivano.

INCISIONI DA CHIRURGO – Se martedì Tevez ha inciso la pelle di Ancelotti con il sacro fuoco che gli bruciava nelle vene, ieri l’Apache ha preso molto idealmente carta e penna, probabilmente anche ben consigliato: tic toc sui tasti del computer, per twittare l’aggiustamento dei rapporti e la quadratura del cerchio. Perché in Argentina i media stavano già montando la panna, dietro a un presunto scontro finale con Allegri, foriero di una fuga a luglio, per la goduria somma del Boca. Il tutto, ripreso con enfasi anche in Spagna sui maggiori siti web, tanto per cominciare già a caricare l’attesa del redde rationem di Madrid, mercoledì. Tutto fa brodo, a maggior ragione una presunta spaccatura tra il monumento vivente della Juve e il suo allenatore. Roba da sguazzarci. Vanno capiti, in Spagna, i realisti. L’Apache è un incubo. E ha un fratello con le stesse sembianze da paura, per gli squilibrati difensori di Ancelotti: Morata, che era tutto madrileno dalla testa ai piedi, fino alla scorsa estate. Vabbé: e il tweet della puntualizzazione, della riparazione? «Tutti uniti stiamo facendo la storia come gruppo, come squadra. Ed è questo che ci ha fatto arrivare fin dove siamo!!! Ora continuiamo ad andare dietro al nostro sogno», il succo del finale in crescendo. Tutti uniti: strategicamente, non è affatto casuale cotanta considerazione. Ma è anche la verità. Pure la potenza del gruppo sta facendo la differenza, in Italia e in Europa. Ma soprattutto: lui, l’eroe dei due mondi. Colui che nella testa di Marotta non appare in fuga solitaria. Al contrario: l’ad della Juve è convinto di riuscire a trattenerlo sino alla scadenza naturale del contratto, 2016. Si vedrà. Ma intanto: accidenti, che Tevez.

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