Allegri: “Gli errori si commettono anche quando si vince, su Muntari ho sbagliato, sapevo che avrei conquistato i tifosi grazie alla squadra”

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Foto:ap
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Massimiliano Allegri, ha rilasciato una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport. Ecco alcune sue dichiarazioni riportate dal sito TuttoJuve.com: “L’incoscienza mi è servita a Torino ma anche a Cagliari. Quando sono arrivato mi dicevano di fare attenzione a Cellino che era matto e mi avrebbe mandato via dopo due giornate. Così non stato. Mi ha aiutato L’incoscienza al Milan e al mio arrivo alla Juventus. Buffon mi ha colpito perché ha una sana follia, fa parte di tutti però. A Torino percepivo che piano piano avrei conquistato i tifosi grazie alla squadra. Era normale che potessero essere diffidenti, come quando un fidanzato lascia la fidanzato. Conte era la fidanzata. C’è stato così un percorso piano piano grazie anche alle prestazioni e ai risultati. Alla fine sono arrivati tutti insieme poi”.

Su Cellino: “Il calcio è fatto di momenti, episodi. Sono stato fortunato ed è stato bravo Cellino a tenermi nonostante avessi ottenuto cinque sconfitte iniziali. Contro il Milan poi facemmo una bella partita e meritavamo la vittoria”.

Al Milan: “Ibra e Robinho sono arrivati alla fine del mercato e dissi che con questi arrivi avremmo vinto il campionato. L’Inter aveva vinto il Triplete ma la differenza la fecero proprio i due derby. Alla fine avevamo 6 punti di vantaggio. Aveva già dei campioni in squadra però quel Milan. Sul gol di Muntari sbagliai io perché non dovevo fare dispetti alla Juve. Era accaduto un episodio che nel calcio ci sta”.

Tevez e Sturaro: “Ha fatto due anni importanti, un’Europa importante in questa stagione e ha trascinato la squadra,la voglia di tornare in Argentina ha prevalso. Era ancora indeciso se andare, ma quei giocatori devono essere sereni e se non sono convinti è meglio lasciarli andare. Sturaro e’ un giocatore di qualità. Immaginando la partita e vedendolo in allenamento ho deciso di farlo giocare a Madrid. È importante trasmettere serenità al giocatore, che sua il più bravo o meno. Volevo giocasse lui contro il Real”.

Le emozioni dal Bernabeu e dalla Champions: “Ho un approccio sempre tranquillo. Ho detto che eravamo in partita, sapevo che avremo fatto gol in un modo o nell’altro. Gli errori si commettono anche quando di vince. Rifletto molto sulle cose. Il 4-0 col Milan del Camp Nou è stato uno schiaffo, i primi due gol li abbiamo presi su due uscite nostre perse e il contropiede è la loro forza. A Londra abbiamo sbagliato tecnicamente, il secondo tempo però era stato bello. Non devi farti prendere dal panico anche quando non va bene. La finale di Berlino mi spiace perché in finale abbiamo fatto una bella partita. La sensazione era che potessimo farcela, sapevo che facendo gol noi avremo vinto noi, gol loro che sarebbe andata al contrario. Vedere un portiere che para così fino alla fine non è semplice in una finale. Loro sono stati bravi a segnare il primo gol, noi siamo stati polli. Loro hanno un po meno palleggio però ti snervano, devi prepararti più che altro psicologicamente. Devi aspettare e non lasciarli soli, l’abbiamo fatto a tratti. Ci voleva una finale in più per avere una consapevolezza totale e batterli. A distanza di un mese con noi che avevamo già vinto il campionato, sentire sempre domande sui tre davanti loro, ti entrano in testa e ti convinci. Il rammarico di fine gara infatti era più che altro per la non convinzione avuta perché avevamo davanti il Barcellona, i più forti al mondo. Tutti si aspettavano perdessimo 3-0, così invece ci è rimasto un po di traverso”.

Sacchi: “C’è un confronto. Dico sempre che lui è stato un grandissimo a stravolgere il calcio, però ora è tutto è cambiato. Le partite si stravolgono in 15′. Noi italiani dobbiamo cercare di migliorarci, non diventeremo mai come gli spagnoli, ma non dobbiamo rimanere ancorati a quello che accadeva 50 anni fa. La velocità del passaggio vale una partita, non solo la tattica. Bisogna dare libertà al giocatore, deve essere aiutato a pensare fin da quando sono bambini. Le partite di calcio hanno sempre situazioni diverse, non è come nel basket”.

Personalità
: “C’è molto di scanzonato ancora in me, è la mia forza. Lo dico sempre ai miei giocatori che devono mantenere un po di incoscienza, perché pensare troppo fa male”.

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